ThERA – Theran Epigraphic Rubbings Archive
PI: Alessandra Inglese (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)
Gruppo di Ricerca: Valentina Mignosa (Università Ca’ Foscari Venzia); Marika Griffo (Sapienza Università di Roma); Simone Lucchetti (Sapienza Università di Roma); Luigi Tessarolo (IT; indipendente); Virgilio Costa (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)
Descrizione
L’obiettivo del progetto ThERA è la pubblicazione ad accesso libero di un archivio digitale di iscrizioni provenienti dall’“Agora degli dei”, situata su un banco roccioso dell’isola di Santorini (l’antica Thera). È stata prodotta una scansione ad alta risoluzione di ciascun calco, accompagnata da una scheda epigrafica e dalla sua geolocalizzazione su una mappa dinamica.
L’Agorà degli Dei a Thera conserva una notevole concentrazione di graffiti rupestri, molti dei quali sono di carattere votivo o riportano nomi personali. Queste iscrizioni, incise sulle superfici rocciose naturali che circondano l’area sacra, offrono preziose informazioni sulle pratiche di scrittura informale e sull’interazione degli individui all’interno dello spazio sacro. Si tratta generalmente di testi brevi, spesso costituiti da un solo nome, da un epiteto divino o da termini a connotazione erotica, a testimonianza del carattere spontaneo dell’atto scrittorio.
I graffiti presentano due principali tecniche di incisione. La più comune consiste in un solco ampio e poco profondo, tracciato con uno strumento a punta larga, ampiamente utilizzato tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. La seconda tecnica prevede invece un solco stretto a forma di V, di circa 2 mm di larghezza, ottenuto con uno strumento appuntito. Anche l’impaginazione delle iscrizioni è variabile: alcune sono collocate in modo irregolare sulla superficie rocciosa, altre seguono i margini naturali della roccia, mentre diverse sono inserite in una cornice. Un caso particolare è rappresentato dall’iscrizione nr. 567 (IThera057), che presenta tre semicerchi all’esterno della cornice.
Fondi e team
ThERA fa parte del Extended Partnership project “CHANGES” (CUP B83C22005060006 Project Code: PE000020, ‘Education and Research’- Component 2 ‘From Research to Enterprise) sotto il Tema 5, “Humanities and Cultural Heritage as Laboratories of Innovation and Creativity,” funded by the European Union – NextGenerationEU, nell’ambito delle attività assegnate all’Associazione Centro di Eccellenza DTC.
Il progetto è coordinato da Alessandra Inglese, docente di Storia greca ed Epigrafia presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, e realizzato con il contributo tecnico-scientifico di Valentina Mignosa, Marika Griffo, Simone Lucchetti, Luigi Tessarolo e Virgilio Costa.
ThERA propone, per la prima volta, la digitalizzazione dei calchi a secco attraverso un’attività di ricerca interdisciplinare, volta a valorizzare questi documenti non solo come riproduzioni di iscrizioni, ma anche come beni culturali da conservare e valorizzare.
Obiettivi della digitalizzazione dei calchi
Esistono due metodi principali per realizzare un calco, ossia l’impressione di un’iscrizione su un supporto durevole: il calco del tipo ‘squeeze’ (realizzato per percussione su apposita carta inumidita) e il calco a secco (realizzato per sfregamento).
Nel primo caso, l’impronta viene creata premendo un foglio umido di carta speciale sulla superficie dell’iscrizione. La carta, una volta inumidita, viene pressata nelle aree incise utilizzando una spazzola apposita per garantire che ogni dettaglio del testo venga catturato. Dopo l’asciugatura, la carta si solidifica in un calco che riproduce l’iscrizione in negativo e in modo tridimensionale, restituendo così fedelmente la profondità e la consistenza dell’iscrizione.
Il secondo metodo, il calco a secco o frottage, consiste nell’appoggiare un foglio di carta sottile e flessibile (carta da schizzi) sulla pietra e nell’utilizzare un panno morbido, elastico e non poroso per spargere la polvere di grafite sulla carta. Il pigmento aderisce alle aree in rilievo lasciando intatte le parti incassate, creando un’immagine bidimensionale dell’iscrizione. Entrambe le tecniche sono strumenti essenziali per la documentazione e lo studio delle iscrizioni antiche, soprattutto quando si tratta di documenti in situ e soggetti a erosione.
La qualità dei calchi varia a seconda dello stato di conservazione dei documenti. I calchi possono talvolta rivelare tracce sulla pietra non visibili nell’autopsia, come il graffito in IThera028 (IG XII 3, 1313; vedi qui): l’incisione della nave era invisibile a occhio nudo e il suo riconoscimento è stato possibile solo grazie al calco.
I calchi delle iscrizioni dell’Agora degli Dei sono archiviati nel Laboratorio di Epigrafia Greca dell’Università di Roma Tor Vergata. L’obiettivo della loro digitalizzazione non è solo la loro conservazione per il futuro – sia i frottage che le iscrizioni rupestri dell’Agora degli Dei sono continuamente esposti all’erosione e al dilavamento – ma anche il loro facile accesso da parte degli studiosi e del pubblico.
Per garantire la piena fruibilità del calco e l’uso come fonte documentaria, abbiamo deciso di aggiungere tutte le informazioni rilevanti sul testo e sul calco stesso in singoli record epigrafici in TEI EpiDoc. Ogni scheda include non solo le informazioni principali sull’iscrizione, inserite sulla base dell’edizione Inglese 2008 e dell’edizione Hiller in IG, ma anche dettagli tecnici sulla paleografia e sulle caratteristiche del supporto e del suo contesto.
Digitalizzazione dei calchi: aspetti tecnici e strumenti
Nel contesto della digitalizzazione di oggetti tangibili del patrimonio culturale, la creazione di copie digitali ad alta risoluzione di superfici piane come dipinti, murales, incisioni, manoscritti e opere simili consente di visualizzare dettagli difficili da distinguere a occhio nudo.
Nel caso del frottage, l’acquisizione digitale è bidimensionale a causa dell’assenza della terza dimensione o, più precisamente, dello spessore minimo della carta utilizzata per il processo.
La tecnica utilizzata per digitalizzare i frottage è la fotografia gigapixel ad assi paralleli multipli. Questo approccio consente di ottenere una grande qualità dell’immagine (superando la fotografia nodale grazie alla maggiore vicinanza al soggetto) evitando il contatto fisico con il documento che è necessario nella scansione.
Per maggiori dettagli, consultare il nostro articolo: Alessandra Inglese, Valentina Mignosa, Marika Griffo, Simone Lucchetti (2025). A Heritage of Paper and Stone: The ThERA project. Science and Technology for Cultural Heritage 1, vol. 33, pp. 63-77.


