Coating innovativi con proprietà autopulenti per la protezione di materiali lapidei: il ninfeo di Villa Giulia
Luogo – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Roma
PI – Mariangela Cestelli Guidi (LNF-INFN)
Gruppo di ricerca – Luca Tortora (INFN-RM3 & Università degli Studi Roma Tre), Eleonora Marconi (CdE DTC Lazio), Valerio Graziani (CdE DTC Lazio & INFN-RM3), Francesca Visone (CdE DTC Lazio), Paolo Branchini (INFN), Andrea Fabbri (INFN), Diego Tagnani (INFN)
Villa Giulia, dal 1889 sede del Museo Nazionale Etrusco, custodisce preziose testimonianze dell’Etruria Meridionale, un territorio compreso tra il Tevere e il mar Tirreno, nell’attuale Alto Lazio. Tra i numerosi manufatti conservati, spicca un mosaico raffigurante un tritone e un pesce, oggi collocato all’interno della fontana del Ninfeo. Il mosaico venne scoperto nel 1923 durante i lavori sulla strada provinciale “Aurelia 2”, nei pressi del ponte noto come “della Statua”. Datato all’età imperiale romana, probabilmente tra il I e il II secolo d.C., il mosaico giaceva in un terreno di proprietà del Pio Ospedale di Santo Spirito e degli Ospedali riuniti di Roma. Per garantire la sua conservazione, l’Amministrazione del Pio Istituto autorizzò nel 1941 lo scavo e la rimozione del mosaico, diversi anni dopo la sua scoperta. Successivamente, il frammento raffigurante il tritone e il pesce venne trasferito nella fontana del Ninfeo di Villa Giulia, dove tuttora è esposto. La sua posizione all’aperto, però, lo rende continuamente vulnerabile agli agenti atmosferici e agli attacchi biologici.
Il mosaico del Ninfeo è circondato da un canale d’acqua che lo integra all’interno della fontana progettata da Bartolomeo Ammannati. Tuttavia, le condizioni ambientali, caratterizzate da elevata umidità, esposizione a radiazioni solari, vento, piogge e inquinamento, insieme alla presenza di micro e macro-organismi, favoriscono lo sviluppo di una patina biologica. Questo deposito non solo altera l’aspetto estetico del mosaico, ma provoca anche danni microstrutturali. Per questo motivo, sono necessari frequenti interventi di pulitura e restauro, volti a preservare la sua integrità e bellezza.
Per preservare il mosaico del Ninfeo e altre superfici lapidee esposte a condizioni ambientali particolarmente aggressive, è stato avviato un progetto innovativo volto alla realizzazione di un coating composito protettivo con proprietà autopulenti. Questo rivestimento è progettato specificamente per materiali lapidei, offrendo una soluzione efficace contro i danni causati dall’umidità, dall’inquinamento e dalla formazione di patine biologiche. Il cuore del progetto risiede nella sintesi solvent-free di nanoparticelle di biossido di titanio, note per le loro proprietà fotocatalitiche e autopulenti, e nella selezione di polimeri biodegradabili come componenti principali. Sebbene i polimeri biodegradabili non siano propriamente “reversibili” o “ritrattabili” in senso classico, essi sono considerati “intrinsecamente reversibili”. Grazie alla loro capacità di degradarsi completamente una volta esaurita l’azione idrorepellente, non lasciano residui permanenti sulla pietra e non interferiscono con eventuali interventi di conservazione futuri. Questa caratteristica li rende particolarmente adatti per applicazioni su beni culturali, dove la reversibilità dei trattamenti è un requisito fondamentale.

La durabilità del coating verrà studiata mediante invecchiamento artificiale accelerato in camera climatica, e mediante rilevazioni colorimetriche in situ del mosaico.
Finalità del progetto
Un aspetto fondamentale del progetto è il monitoraggio a lungo termine delle caratteristiche macroscopiche delle superfici trattate. Questo processo prevede un confronto sia con le condizioni iniziali delle superfici, registrate all’inizio del trattamento, sia con quelle di aree non trattate, valutate durante l’ultimo intervento di pulitura.
Inoltre, il progetto mira a sviluppare strumenti per la visualizzazione multi-temporale delle superfici trattate, consentendo un’analisi dettagliata dei cambiamenti nel tempo. Un obiettivo trasversale è anche quello di valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale, fornendo dati utili per una conservazione più efficace e adattativa delle opere esposte ad ambienti in continua evoluzione.


